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Date: 23 Marzo, 2025 12:00 PM -

J. Desprez, Missa La Sol Fa Re Mi

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Il programma della Compagnia per la musica sacra

Direttore musicale: Francesco Fanna

Domenica 23 marzo 2025, ore 12,00 – Santuario Arcivescovile di San Giuseppe

(Milano, largo Victor de Sabata)

  1. Desprez, Missa La Sol Fa Re Mi
  2. Desprez, Absalon, fili mi
  3. Desprez, O salutaris hostia

Ensemble vocale Il canto d’Orfeo

 (soprani: Caterina Iora, Federica Napoletani; tenori I: Jacopo Facchini, Stefano Gambarino;

tenori II: Alessandro Baudino, Alessandro Vianelli; bassi: Renato Dolcini, Luca Scaccabarozzi)

Direttore: Gianluca Capuano

       Sebbene Josquin Desprez, definito da Lutero “il padrone delle note”, sia universalmente riconosciuto come uno dei massimi compositori della storia della musica, molti aspetti della sua vita (fra cui la data di nascita, generalmente collocata fra il 1450 e il 1455 in Piccardia, e lo stesso nome, declinato anche Des Prez o Des Près) sono avvolti nell’oscurità: è certo, tuttavia, che il compositore, che alcuni identificano nel soggetto del ritratto di musico di Leonardo, custodito nella biblioteca ambrosiana, trascorse un lungo periodo in Italia, dove, fra la metà degli anni ’80 del ‘400 e il 1505, soggiornò più volte (prima a Milano, poi a Roma, quindi ancora a Milano e, infine, a Ferrara), e che, sempre in Italia, il maestro della polifonia venne annoverato fra le figure di maggiore spicco della scena artistica del Rinascimento, fino a essere accostato a Van Eyck e a Raffaello per essere stato il primo a dominare la composizione tanto da far trascendere quella che fino ad allora era “soltanto” la tecnica musicale in un’arte capace di espressione emotiva.

       Benché non vi siano notizie precise in merito, sembra che la Missa La Sol Fa Re Mi possa essere ricondotta proprio a uno dei periodi milanesi di Desprez: il lavoro, che, essendo stato pubblicato già nel 1502, costituisce uno dei più antichi e celebri esempi della tecnica del “soggetto cavato” (in un cui un tema musicale è formato dalle note corrispondenti alle sillabe di una frase), infatti, è costruito intorno all’espressione di chiara matrice lombarda “Lasol fare [a] mi” (“Lascia fare a me”), con cui il cantore ducale degli Sforza potrebbe avere manifestato la propria sicurezza di sé di fronte a suggerimenti non richiesti, ma di certo superflui (secondo un tradizione risalente alla metà del ‘500, invece, il titolo della Messa sarebbe stato un riferimento ironico a un ignoto cortigiano, che avrebbe utilizzato in modo un po’ cialtronesco la stessa frase per dispensare continue promesse di intercessione, poi regolarmente disattese).

       Al di là delle questioni sull’origine del nome, comunque, la Messa è resa un capolavoro assoluto dalla maestria con cui Desprez, pur attenendosi rigorosamente all’uso della figura La-Sol-Fa-Re-Mi (che ricorre più di 200 volte nel corso della partitura, sia nella sua forma semplice, sia nella forma invertita Mi-Re-Fa-Sol-La, sia all’interno di costruzioni palindrome in cui forma semplice e forma invertita si susseguono, sia nell’ambito di configurazioni più complesse – e di difficile percezione all’ascolto – come gli esacordi propri della musica medioevale) e pur intrecciando, con questo materiale tematico, armonie di complessità estrema, non soltanto è capace di trasfigurare la sua musica in veicolo di rappresentazione immediata della sacralità del testo (un esempio: il dolcissimo Et incarnatus, che pare una natività di Memling in musica) ma riesce anche a mantenere, lungo tutta la partitura, un tale livello di chiarezza compositiva (evidentissima nel Sanctus) da trasmettere all’ascoltatore l’illusione di riuscirne a percepirne l’ordito più profondo.

       Lo struggente mottetto Absalon, fili mi, da alcuni attribuito al contemporaneo Pierre de la Rue, infine, ha per soggetto il compianto di Davide per la morte del figlio ribelle e si distingue per il trattamento delle due A del nome di quest’ultimo, che vengono prolungate quasi a rendere un gemito, per cedere il passo alle figure discendenti che alludono graficamente oltre che musicalmente al percorso verso gli inferi dello sfortunato Assalonne. L’intonazione attribuita a Desprez del mottetto O salutaris hostia, il cui testo, composto da San Tommaso d’Aquino, ha avuto tale fortuna nel corso dalla storia della musica da essere talora sostituito addirittura a quello del benenedictus, infine, mostra come il maestro fiammingo fosse in grado di distaccarsi delle complessità della polifonia, per ottenere effetti di grande suggestione anche con la più disadorna semplicità.

Il prossimo appuntamento prevede l’esecuzione della Krönungsmesse KV 317 di Mozart, durante la giornata di domenica 26 ottobre 2025, a Milano, nella Chiesa di San Francesco di Paola.

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